articolo pnrr dicembre 2022

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è una grande sfida per il nostro Paese grazie a migliaia di progetti in tutto il territorio. Ma è soprattutto un'importante occasione per rilanciare l'economia italiana, dopo il brusco stop dovuto alla pandemia di Covid-19. Riforme e investimenti sono gli strumenti principali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr e rappresentano un sostegno essenziale per tutte le realtà che vogliono modernizzare il proprio modello imprenditoriale e guardare al futuro.

Ma qual è il bilancio del Piano nazionale alla fine del 2022?

Finora sono 100 i miliardi di euro già assegnati tramite procedura competitiva a ministeri, enti locali e aziende statali per i progetti del Pnrr. Inoltre al momento sono state soddisfatte tutte le condizioni previste per il 2021 (51) e per il primo semestre del 2022 (45) nel rispetto dei tempi: ciò ha permesso di sbloccare l’erogazione, a novembre, della seconda rata da 21 miliardi versata dall’Europa all’Italia. In tutto, il nostro Paese ha ricevuto dall’Ue circa 66 miliardi (oltre alla tranche di novembre, si ricorda il prefinanziamento di 24 miliardi del 2021 e la prima rata di 21 miliardi di aprile 2022). La prossima rata, di 19 miliardi, verrà attivata solo se verranno completate le rimanenti 55 condizioni entro la fine del 2022.

Come indicato sul sito governativo Italiadomani, in questi anni si è investito soprattutto su alcuni progetti del Pnrr: banda ultralarga, ricerca e innovazione, turismo, cultura e riqualificazione urbana.

Un tassello importante, oltre ai progetti delle singole missioni, è poi rappresentato dalle riforme del Pnrr: quest’anno, infatti, esecutivo e parlamento si sono focalizzati sulla pubblica amministrazione, in particolare per quanto riguarda il pubblico impiego, con la definizione dei profili professionali e le nuove norme sulla mobilità.

Inoltre è entrato in vigore il Codice riveduto degli appalti pubblici, con la riduzione della frammentazione delle stazioni appaltanti, la spinta all’informatizzazione dei processi e un minor numero di restrizioni al subappalto. In questo ambito sono inoltre previste altre innovazioni, come la riduzione del tempo medio tra la pubblicazione del bando e l’aggiudicazione dell’appalto, in programma entro la fine del 2024.

Sempre quest’anno si è inoltre intervenuti in materia di amministrazione fiscale e sanità. Al momento, lo sforzo si è concentrato soprattutto sulla riforme del Pnrr e sulle modalità di riorganizzazione delle spese per rendere più efficaci i progetti del Piano. Sul fronte degli investimenti e della concreta allocazione delle risorse, invece, si assiste a un certo ritardo rispetto al programma

Secondo quanto riferito dalla NaDef, in particolare, nel biennio 2020-2021 è stato speso meno di un terzo dei fondi previsti. Anche nel 2022 le cose non sono andate meglio. Tra i motivi dei ritardi, l’incremento dei costi legati alle materie prime e all’energia e il rinvio delle gare di appalto. Rimane poi il nodo legato alla semplificazione delle procedure. Inoltre alcuni investimenti, seppur effettuati, potrebbero non essere stati correttamente registrati nel nuovo sistema di monitoraggio e rendicontazione Regis, attivo soltanto da luglio.

Nonostante la congiuntura economica incerta e alcune criticità connesse alla gestione dei fondi da parte degli enti del territorio, il 2023 presenta diversi aspetti positivi. Prima di tutto, si punterà soprattutto sugli investimenti, avviando la fase di cantierizzazione delle opere. Già quest’anno si è registrato un aumento di quelle pubbliche, mentre buona parte delle misure previste del piano è stata avviata.

Si tratta dunque di un momento interessante anche per le imprese, chiamate a contribuire alla modernizzazione del Paese. Le aziende, infatti, possono avvantaggiarsi dei bandi e delle gare d’appalto a disposizione, in modo da concorre al raggiungimento delle missioni del Pnrr: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione energetica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; sanità. Tutti campi che guardano al futuro e in cui le imprese possono trovare spazio per ulteriori sviluppi su progetti decisivi per la ripresa del Paese, migliorando performance e competitività, anche a livello internazionale. 

Le aziende possono così continuare ad investire sul loro sviluppo, sfruttando le nuove risorse messe in circolo e le riforme che permettono di creare un terreno fertile per le proprie attività.