Vietnam principale partner dell’Italia nell'area ASEAN

Il Vietnam si distingue come principale partner dell’Italia nell'area ASEAN in termini di interscambio commerciale, che si stima possa aver sfiorato i 6 miliardi di euro nel 2022, toccando un punto di massimo storico. Tra i paesi ASEAN, il Vietnam si colloca inoltre in una posizione di particolare interesse per gli investitori internazionali, per il suo crescente ruolo di hub manifatturiero.
L’economia vietnamita risulta in espansione non soltanto a livello di PIL, ma anche dal punto di vista demografico e di dimensioni della classe media: secondo i dati World Bank, la popolazione vietnamita ha superato i 97 milioni nel 2021, segnando un tasso di crescita annuo attorno all’1% nell’ultimo ventennio. Il Vietnam vanta quindi una forza lavoro giovane e dinamica, pari a quasi il 60% sul totale della popolazione, a fronte di una quota di poco superiore al 40% per il nostro paese.

Dal 1986, tempo di rinnovamento

L’avvio del trend di crescita economica imboccato dal Vietnam risale ai primi anni 2000. Il programma di riforme imposto dal governo dal 1986 (“Doi Moi”, ovvero Rinnovamento) ha infatti portato con sè una liberalizzazione e una progressiva crescita economica, ad un tasso medio annuo di oltre il 6% dall’inizio del XXI secolo ad oggi. Da uno dei paesi più poveri al mondo, il Vietnam è diventato un lower middle-income country, portando ad un allargamento della classe media e all’uscita dalla soglia della povertà per una significativa percentuale della popolazione.

Prodotto interno lordo pro-capite a prezzi correnti (1980-2027)

Soffermandoci sugli ultimi anni, vediamo come la crisi Covid abbia inevitabilmente pesato anche su un’economia in espansione. Nel 2020 e 2021 la crescita del PIL è risultata molto più modesta rispetto agli anni precedenti, ma in ogni caso superiore al 2.5%. Dopo il rimbalzo del 2022 (+7% secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale), le cifre previste per l’anno in corso inseriscono il Vietnam tra le fastest growing major economies: il tasso di crescita stimato (+6.2%) si colloca infatti sullo stesso ordine di grandezza di quanto previsto per l’India, eletto dall’ISPI “Country to Watch 2023”.

Attrazione di investimenti, chiave di volta per la crescita

Un ruolo chiave nel sostenere la crescita del paese è stato – e continua ad essere – quello ricoperto dagli investimenti diretti esteri (IDE), che supportano lo sviluppo del settore manifatturiero. Gli investitori risultano infatti attratti dalla presenza di incentivi, la disponibilità di manodopera, nonchè da costi inferiori rispetto al colosso cinese. Attirare gli IDE risulta quindi un elemento chiave per gli affari esteri del paese e le autorità puntano a proseguire la promozione del loro ingresso, al fine di ristrutturare l’economia vietnamita e aumentarne la competitività.

Come si nota dal grafico, a partire dal 2007 gli IDE in entrata in Vietnam hanno registrato un significativo e progressivo incremento, a testimonianza del crescente interesse da parte degli investitori internazionali. Dopo il picco toccato nel 2019, gli anni di crisi sanitaria hanno portato con sè una parziale stagnazione; in ogni caso il flusso di IDE in entrata rimane in prossimità dei 16 miliardi di dollari, secondo gli ultimi dati UNCTAD per il 2021.

Accordo con l’UE per il libero scambio

Il Vietnam si distingue sullo scenario internazionale anche per la sua apertura agli scambi commerciali: il Paese risulta infatti legato ai mercati esteri da oltre 15 Free Trade Agreements (FTA), che permettono scambi agevolati con più di 70 paesi. Risale a inizio 2022 l’approvazione dell’ultimo accordo, il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) Agreement, che liberalizza gli scambi tra i paesi ASEAN e quattro ulteriori partner (Australia, Cina, Giappone e Nuova Zelanda).
Focalizzandoci sui rapporti con l’Unione, risale invece a giugno 2019 la firma di un Trade Agreement e un Investment Protection Agreement tra l’UE e il Vietnam.
Il primo accordo, entrato in vigore il 1 agosto 2020, punta ad eliminare da ambo le parti il 99% delle tariffe; l’eliminazione  è stata immediata per alcuni prodotti, come quasi tutti i macchinari, gli elettrodomestici e i tessili, nonchè parte di quelli farmaceutici. Per gli altri prodotti le tariffe saranno invece progressivamente ridotte nel tempo e non oltre 10 anni dall’entrata in vigore dell’accordo. Nel complesso, con l’entrata in vigore dell’accordo, il Vietnam ha rimosso il 65% delle sue tariffe sui beni UE.
L’intesa punta inoltre a ridurre gli ostacoli normativi e le barriere non tariffarie, e assicura la protezione di 169 indicazioni geografiche europee; l’accordo promuove gli investimenti UE nel manifatturiero e include un impegno sul fronte dei diritti umani, dei lavoratori e della protezione dell’ambiente.

Scambi commerciali: gli ultimi dati

Come si nota dal grafico di seguito, l’accordo sembra aver contribuito ad accelerare gli scambi UE-Vietnam. Tanto l’import che l’export tra le due aree mostrano infatti un tasso di variazione tendenziale positivo in tutti i trimestri del 2021 e del 2022.
Secondo le più recenti stime ExportPlanning per il Q4-2022, le importazioni UE hanno segnato un incremento del 75% rispetto allo stesso periodo del 2020, a fronte di un aumento di quasi 40 p.p. per le esportazioni UE verso il Vietnam.

Allargando lo sguardo all’export vietnamita nel suo complesso, si segnala una significativa crescita nell’ultimo decennio: dal 2010 al 2022, l’export del paese ha segnato un tasso di crescita medio annuo del 16.5%, superando i 340 miliardi di euro nel 2022, secondo le stime ExportPlanning.
Più della metà dell’export vietnamita si concentra essenzialmente su tre comparti industriali: gli Strumenti e le attrezzature ICT, che nel 2022 hanno rappresentato quasi il 20% dell’export del Paese, i Prodotti finiti per la persona (18%) e la Componentistica elettronica (16%). Il primo comparto è dominato in maniera quasi esclusiva da smartphone, computer e relative unità periferiche, il secondo da abbigliamento esterno e calzature, focalizzati soprattutto sulla fascia bassa e medio-bassa di prezzo.

Opportunità per il made in Italy

Benchè l’approvvigionamento per il Vietnam provenga principalmente dai vicini paesi asiatici, la crescita del Paese e la domanda di nuovi beni (tanto sul fronte industriale che su quello del consumo), unite alla liberalizzazione tramite FTA, stanno aprendo spazi di opportunità anche per l’export italiano.

Export italiano verso il Vietnam, per aree merceologiche (2022)
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning.

Allo stato attuale, le nostre esportazioni verso il Paese si concentrano principalmente sui Beni intermedi in materie tessili e pelli, che rappresentano circa ¼ del totale del nostro export, destinati ad alimentare la produzione di abbigliamento e calzature; seguono le Macchine e gli impianti per i processi industriali, indispensabili per un settore manifatturiero in espansione, la cui produzione interna non risulta ancora sufficiente a soddisfare la crescente domanda. Benchè i macchinari siano principalmente importati dai vicini paesi asiatici, tra i primi supplier al di fuori del continente spiccano la Germania (che ha coperto il 3% dell’import vietnamita nel 2022) e l’Italia (2.2%).
Al terzo posto troviamo il comparto salute: la domanda vietnamita di Prodotti e strumenti per la salute è infatti ampiamente dipendente dalle importazioni ed è coperta per il 40% dall’Unione. Da segnalare, inoltre, la dinamica del settore Moda: le esportazioni italiane di Prodotti finiti per la persona verso il Vietnam mostrano un trend di solida crescita, e si concentrano soprattutto sulla fascia alta e medio-alta di prezzo.

Dai dati riportati emerge quindi, con crescente chiarezza, come il Vietnam si stia progressivamente affermando come player chiave sul mercato asiatico, da monitorare per le sue evidenti prospettive di espansione.