Estero - ART.31

I recenti dati di commercio estero segnalano un bilancio favorevole per il settore enologico nel 2021. Dopo un crollo dei flussi mondiali di vini di oltre il 6% nel 2020, in relazione al forte impatto della crisi sanitaria su scala globale, si stima infatti un rimbalzo superiore all’11%, che porta a toccare nel 2021 la cifra record di 34 miliardi di euro di domanda mondiale.

Il settore del vino e le sue dinamiche di domanda estera risultano un tema di primo piano per l’industria agroalimentare nazionale, dato il ruolo di rilievo del nostro paese come secondo maggiore esportatore su scala mondiale, alle spalle della sola Francia. Per il 2021 si stimano oltre 7 miliardi di euro di esportazioni di vini italiani, a fronte dei 10 miliardi del competitor francese.
Al terzo posto, ad una discreta distanza dai due principali paesi protagonisti, si colloca la Spagna, che nel 2021 si stima abbia esportato vini per 3 miliardi di euro. Tra gli altri maggiori player su scala globale, giocano un ruolo di rilievo l’area sudamericana (Cile e Argentina) e quella dell’Oceania (Australia e Nuova Zelanda).

Focalizzandoci sul caso italiano, le esportazioni enologiche del 2021 risultano particolarmente dinamiche, superando ampiamente il crollo di oltre il 2% legato alla crisi Covid: a chiusura d’anno, l’export italiano mostra infatti un rimbalzo di oltre 10 punti percentuali rispetto ai livelli del 2019. Meno intenso il recupero francese, che segna un incremento inferiore al 2% rispetto ai livelli pre-crisi, mentre risulta altrettanto notevole il rimbalzo spagnolo (+9.6% nel 2021, rispetto al 2019).

 

Analisi per prodotto

 

Come ben noto, a livello di esportazioni italiane i vini rossi si collocano al centro della scena, rappresentando nel 2021 oltre il 40% del totale esportato. Rispetto ai livelli del 2019, l’export nazionale di vini rossi cresce di quasi il 12%, mentre quello di spumanti sfiora il +15%; meno dinamici i vini bianchi, il cui incremento si attesta attorno al 3% rispetto all’anno pre-Covid.

Guardando più da vicino agli specifici prodotti esportati dall’Italia, quali tra questi mostrano la migliore performance? Tra gli spumanti, si segnala una crescita rilevante per le esportazioni di Prosecco, che segnano un +25% rispetto al 2019. In crescita di oltre il 17% anche il gruppo di vini spumanti di uve fresche non rientranti nel gruppo DOP/IGP.

A livello di vini bianchi, per le esportazioni italiane domina il gruppo dei bianchi DOP, le cui vendite estere sono cresciute del 15% nel 2021, rispetto al 2019. Ruolo di rilievo e crescita significativa anche per lo specifico gruppo dei vini bianchi DOP prodotti in Veneto (+3.4%), quelli prodotti in Trentino (+13.3%), in Sicilia (+34%) e in Toscana (+13%).

Guardando infine ai vini rossi più esportati dall’Italia, nel 2021 cresce del 17.8% il gruppo dei rossi IGP e del 14.6% il gruppo dei rossi DOP, rispetto ai livelli del 2019. Crescono di quasi il 20% i DOP prodotti in Piemonte e dell’11.4% i vini rossi DOP prodotti in Toscana; più contenuta la crescita delle esportazioni di vini DOP di Veneto e in Sicilia, rispettivamente pari all’1.5% e al 2.6%, mentre sfiora il 16% la crescita dei rossi non rientranti nel gruppo DOC-IGP.

 

Analisi dei mercati target

Focalizzandoci invece sui maggiori mercati di sbocco per l’export vinicolo italiano, notiamo nel 2021 un rimbalzo rispetto al 2019 per la maggior parte di essi. L’export italiano verso Stati Uniti e Germania, primi due mercati di destinazione, mostra un incremento attorno all’ordine di grandezza del 10%. Rimanendo nella top 10 dei maggiori mercati target, superano il 10% gli incrementi registrati per Canada, Francia, Olanda, Belgio, Svezia e Russia, mentre frena moderatamente l’export verso il Regno Unito (-2.2% nel 2021, rispetto al 2019).

Se il bilancio a chiusura d’anno sembrava quindi apparire complessivamente positivo, nuovi recenti avvenimenti stanno però portando gli operatori del settore a rivedere le loro aspettative. Dalla fine di febbraio, con l’avvio delle tensioni tra Russia e Ucraina, anche l’attenzione dei maggiori player del comparto enologico made in Italy si sta infatti concentrando su questo fronte.

I dati di commercio estero mostrano come la Russia rientri nella top 10 dei mercati di destinazione dell’export vinicolo italiano (circa 170 milioni di euro nel 2021, secondo le dichiarazioni doganali italiane), a fronte di un ruolo molto più limitato per l’Ucraina (63 milioni di euro), ma in forte crescita negli ultimi anni. Per entrambi i paesi, l’Italia risulta il maggiore fornitore vitivinicolo su scala mondiale; dal punto di vista italiano, l’esposizione al mercato russo risulta, nel complesso, relativamente modesta, benchè superiore a quella francese. Ciò non può però dirsi valido per tutte le tipologie di vini: in particolare, l’Asti risulta il prodotto più esposto, seguito dal Vermut e gli spumanti varietali e frizzanti IGP.

 

Generano forte incertezza anche i recenti aumenti dei prezzi di materie prime e servizi necessari alla produzione che, secondo quanto dichiarato da Federvini, starebbe già impattando sul settore: si pensi ai casi di vetro, cartone, tappi, ma anche energia e trasporti. Dopo un 2021 all’insegna della ripresa, il 2022 si apre, quindi, in un quadro di maggiori tensioni.