COVID-19 E IL BOOM DELL'HOME FITNESS

L'esplosione della pandemia da Covid-19 su scala globale e delle necessarie misure di contenimento hanno determinato numerosi cambiamenti negli stili di vita dei consumatori internazionali. Uno tra questi è la trasformazione e il ripensamento delle attività sportive, progressivamente adattate a una spazialità domestica, a fronte della chiusura delle strutture sportive. I dati di commercio estero segnalano come, nel corso del 2020, la domanda mondiale di attrezzi per la ginnastica e il benessere sia infatti cresciuta del 20%, per un incremento complessivo superiore ai 3 miliardi di euro rispetto ai valori del 2019. Ad aver sostenuto maggiormente l’aumento della domanda è stata soprattutto la Cina, che, complice una ripresa estremamente rapida, ha registrato un ulteriore rafforzamento della sua leadership internazionale all’interno del comparto. Per il segmento, pur collocandosi su valori di export decisamente più contenuti rispetto al Paese del Dragone, anche l’Italia gode di un buon posizionamento internazionale, figurando nella top 5 dei maggiori esportatori. Tuttavia, nell’anno della pandemia, le imprese italiane non sono riusciate ad intercettare la maggior domanda mondiale, accusando una flessione delle esportazioni del 20%, come altri competitor occidentali.

L’esplosione della pandemia da Covid-19 su scala globale e le necessarie misure di contenimento hanno determinato diversi cambiamenti negli stili di vita, nelle preferenze di consumo e nelle priorità dei consumatori finali. L’epidemia ha infatti trasformato il contesto di vita abituale, determinando un aumento di particolari categorie di beni, in grado di far fronte alle nuove e mutate esigenze sociali.

Una particolare categoria di prodotti che ha registrato un vero e proprio boom nel corso dei mesi pandemici è quella delle attrezzature sportive per l’allenamento indoor.
A fronte della chiusura delle strutture sportive, imposte dalle politiche di contenimento del virus, i consumatori internazionali hanno infatti progressivamente ripensato le proprie attività sportive, addattandole alla nuova spazialità domestica. Dalla fine del mese di marzo 2020, con la progressiva diffusione del virus e la c.d "chiusura generalizzata", si è quindi assistito a una vera e propria esplosione di interesse verso particolari categorie di oggetti, come i tapisroulant, le cyclette, i manubri, le macchine ellittiche o i vogatori.
Il grafico che segue permette di documentare in modo efficace il fenomeno, riportando i dati di ricerca organica, resi disponibili attraverso il tool Google Trends, che sintetizzano il volume di query effettuate in tutto il mondo nel corso degli ultimi mesi per le attrezzature sportive appena citate.

 

Risulta evidente l'impennata di interesse registrata verso questi prodotti in tutto il mondo in concomitanza dei periodi di lockdown più stringente: a cavallo dei mesi marzo-aprile 2020 e tra la fine del 2020 e i primi mesi del 2021, con la nuova recrudescenza del virus.
In questo contesto, i dati di commercio mondiale costituiscono un'informazione particolarmente utile per fotografare la forte accelerazione della domanda mondiale di attrezzature sportive: nel corso del 2020 le importazioni mondiali del segmento sono cresciute del 22%, per un incremento complessivo superiore ai 2 miliardi di euro rispetto ai valori del 2019 (si veda Fig.2).

 

Inoltre, sulla base degli ultimi dati disponibili, il cammino di crescita della domanda mondiale del comparto si è ulteriormente rafforzato nel primo trimestre del nuovo anno: se paragonati ai valori precrisi del primo trimestre 2019, la domanda mondiale di attrezzature sportive è quasi raddoppiata, passando da 2 a 3.6 miliardi €.

Attrezzature sportive: i principali esportatori

 

A dominare la classifica dei principali esportatori del comparto ritroviamo la Cina, come mostrato dalla Fig.3. Il Paese del Dragone è infatti leader indiscusso per il segmento delle attrezzature sportive, per un valore di export superiore ai 4 miliardi €, tenendo a distanza tutti i rimanenti competitor. Tuttavia, fatto 100 il totale delle esportazioni del segmento, il partner cinese risulta fortemente specializzato nelle fasce di prezzo più basse, che rappresentano più del 90% delle proprie esportazioni. In una situazione diametralmente opposta ritroviamo invece l'Italia. Il Belpaese si colloca su valori di export decisamente più contenuti rispetto al competitor cinese, tuttavia l'offerta risulta interamente focalizzata sui segmenti di fascia più elevata.

 

 

Nell’anno della pandemia, in un contesto di domanda assai favorevole, le imprese italiane non hanno tuttavia intercettato la maggior domanda mondiale, accusando una flessione del 20% delle esportazioni del settore. Guardando alla performance dei principali esportatori mondiali, infatti, il Belpaese ha accusato qualche difficoltà, in linea a quanto evidenziato anche da altri esportatori occidentali, quali Stati Uniti e Germania (unica eccezione i Paesi Bassi, per via del c.d "effetto Rotterdam" e cioè del ruolo del Paese nel transito di beni). Ad aver sostenuto maggiormente l’aumento della domanda sono stati principalmente i paesi asiatici, in primis la Cina, seguita da Taiwan, complice una gestione più efficace del contesto pandemico e un recupero veloce (si veda Fig.4).

 

 

La forte specializzazione italiana sui segmenti di fascia alta e una destinazione più tipicamente professionale, in un contesto di forte ridimensionamento delle attività e dei servizi alla persona, non hanno infatti premiato le esportazioni italiane. Tuttavia, data la sempre maggiore rilevanza del segmento sport e wellness su scala internazionale, con il progressivo recupero dei servizi, il Belpaese potrebbe ritrovare proprio nella differenziazione la chiave della ripresa, in un settore divenuto sempre più contendibile.