Rapporto sull'agritech
16 settembre 2024
a cura di Il Sole 24ORE Radiocor
Nuove tecnologie agricole, il business punta al raddoppio entro il 2030
Il mercato globale dell’agritech vale 24,2 miliardi e si prevede che supererà i 54 miliardi entro la fine del decennio. Vertical farm, biotecnologie e ingegneria genetica i comparti più promettenti.
Ci sono spazi di crescita nel business dell’agritech, soprattutto in una view di lungo termine che gli investitori, oggi più prudenti per le incertezze macroeconomiche, dovrebbero prendere in considerazione. Lo rivelano gli analisti della società di consulenza McKinsey & Company che due anni fa annunciavano un “capital drought”, letteralmente una siccità di capitali, per descrivere il rallentamento degli investimenti nelle startup del settore, soprattutto da parte dei venture capital. Sebbene i livelli complessivi di investimento e gli apporti di capitale di rischio siano ancora significativamente più alti rispetto a 5-10 anni fa - scrivevano nel 2022 - queste recenti tendenze (il calo è proseguito nel 2023) sollevano alcuni interrogativi, senza peraltro stravolgere le prospettive di crescita delle smart farming.
Non si sbagliavano. Oggi, tutti i fattori che hanno reso attrattivi gli investimenti in passato restano attuali: le preoccupazioni per la sicurezza alimentare e la sostenibilità sono al centro dell'attenzione dei policymaker e dei consumatori, le innovazioni, in particolare nel digitale e nelle biotecnologie, stanno aiutando le aziende agricole a crescere in termini di redditività, produttività, efficienza e sostenibilità e i modelli di business innovativi hanno mostrato migliori performance rispetto a quelli tradizionali.
Nel 2023, secondo stime recenti, il mercato globale dell'agritech ha sviluppato un volume d’affari di 24,2 miliardi di dollari e si prevede che supererà i 54 miliardi entro la fine del decennio. Nel periodo di previsione 2024-2029 il valore del mercato crescerà a un Cagr (tasso medio annuo composto) del 14,4%, con prospettive di sviluppo soprattutto nell’area Asia-Pacifico. Il Nord America resta la regione leader, con la più alta quota di mercato nell’agritech. Le maggiori spinte verranno inoltre dalle collaborazioni e le partnership di startup nei segmenti considerati oggi più promettenti, dalle vertical farm alle biotecnologie all'ingegneria genetica.
In Italia l’agricoltura 4.0 vale 2,5 miliardi e cresce del 20% l’anno
Secondo una ricerca del Politecnico di Milano il 72% delle aziende agricole utilizza soluzioni innovative con risparmi fino al 30% degli agrofarmaci nei vigneti. Metà del business da macchinari e sistemi di monitoraggio, cresce l’uso dei software per l’analisi dei raccolti.
Il 2023 ha segnato in Italia un nuovo record per Agricoltura 4.0, molto più di una nicchia che oggi vale 2,5 miliardi di euro (+19% sul 2022). La stima è frutto della ricerca realizzata dall’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia.
Macchinari connessi e sistemi di monitoraggio e controllo mezzi - spiegano i ricercatori - intercettano ancora circa metà del business, ma diversi fattori, tra cui la progressiva riduzione degli incentivi statali, ha portato a una diminuzione di queste voci (rispettivamente del 7% e del 10% su base annua) a favore di software e sistemi, come accennato, che permettono di interconnettere la parte hardware e di analizzare i dati raccolti.
Dallo studio emergono altre importanti evidenze. La più rilevante è la conferma dell’ampia diffusione delle nuove tecnologie nel settore primario, con il 72% delle aziende agricole italiane che utilizza soluzioni di Agricoltura 4.0, una cifra sostanzialmente invariata rispetto al 2022. Anche se, basandosi sul campione analizzato dai ricercatori, solo l’8% delle aziende agricole può essere considerato digitalmente “maturo”. Circa metà della platea analizzata si trova ancora in uno stato intermedio, mentre il restante 42% è costituito da realtà statiche sotto il profilo dell’innovazione, o comunque in forte ritardo nel percorso di adozione delle tecnologie di Agricoltura 4.0. Lato fornitori, per il 20% si tratta di startup, spesso focalizzate sulla sperimentazione di tecnologie più “disruptive” come l’intelligenza artificiale, il machine learning e la robotica.
Va inoltre considerato che il numero di soluzioni per azienda è cresciuto in media da 3,2 del 2022 a 3,4, fenomeno correlato a investimenti da parte di realtà produttive che avevano già intrapreso percorsi di digitalizzazione negli anni passati.
La lettura combinata dei dati spiega le ragioni per cui la crescita della superfici coltivate in Italia, con l’ausilio di tecnologie digitali, sia stata finora relativamente modesta, con la quota di Sau (Superficie agricola utilizzata) passata dall’8% del 2022 al 9% degli ultimi dodici mesi.
Sarà prioritario lavorare sulle competenze per garantire la diffusione capillare delle soluzioni digitali in questo settore, osservano gli esperti, prefigurando l’opportunità di formare nuove figure professionali in grado di facilitare i rapporti tra le aziende e i provider tecnologici.
È incontrovertibile, come dimostrano i risultati dello studio del Politecnico di Milano, che l’innovazione digitale abbia contribuito a rendere più sostenibile, efficiente e competitivo il settore primario. Diverse evidenze empiriche hanno dimostrato che le soluzioni di irrigazione di precisione migliorano le rese in campo, o che l’utilizzo di sistemi di supporto alle decisioni (Dss) consentono un impiego più razionale degli input tecnici. In un’applicazione sperimentata all’interno di un vigneto in Italia, ad esempio, il risparmio di agrofarmaci, grazie al Dss, è risultato del 35% circa, mentre nel caso di un’azienda portoghese l’irrigazione di precisione ha fatto aumentare le rese del mais di quasi il 30 per cento.
Un altro aspetto segnalato dalla ricerca è la crescita, nel 2023, dell’offerta di soluzioni digitali per la tracciabilità alimentare (+22% sull’anno precedente).
Si tratta nello specifico di tecnologie Iot (Internet of things), mobile app, cloud e blockchain. Soluzioni trasversali a diversi settori, con l’evidenza però di una crescente incidenza di quelle specificatamente dedicate al mondo agricolo.
Credito d’imposta per gli investimenti in digitalizzazione
Nessuno è escluso. Con Transizione 5.0, lo strumento attivato ad agosto dal ministero delle Imprese e del made in Italy, anche le aziende agricole potranno beneficiare del bonus, sotto forma di credito di imposta, a fronte di investimenti nella digitalizzazione, transizione green e formazione del personale.
Sono ammessi al beneficio 5.0 i progetti di innovazione che prevedono acquisti di beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, in grado di garantire una riduzione dei consumi energetici pari ad almeno il 3% dell'unità produttiva o al 5% se calcolata sul processo.
Il credito di imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, è riconosciuto per i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025 ed è modulato in 9 aliquote (la massima è del 45%) in funzione dell’ammontare degli investimenti e della riduzione dei consumi energetici conseguita.
Il bonus è concesso anche per l’acquisto di mezzi agricoli di nuova generazione, anche a combustibili fossili, ma solo se funzionale al passaggio da un veicolo con motore Stage I o precedente ad uno con motore Stage V m, secondo i parametri previsti dalle norme Ue.
Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “Transizione 5.0 è il primo piano in Europa con incentivi per le due transizioni, green e digitale, insieme con la formazione dei lavoratori”. Le risorse stanziate ammontano a 6,3 miliardi di euro, provenienti dal programma RePower Eu. “Il provvedimento - ha concluso Urso - darà un impulso significativo agli investimenti delle imprese italiane, rendendole più competitive rispetto ai nuovi scenari globali”.
Tecnologie spaziali e intelligenza artificiale per risparmiare acqua in agricoltura
Parte dal distretto irriguo della Capitanata, in Puglia, la fase applicativa del progetto “Teti” finanziato dall'Agenzia spaziale italiana e coordinato dal Centro nazionale delle ricerche, con la partecipazione del Crea, per migliorare la gestione delle risorse idriche dei consorzi, consentire risparmi e migliorare i servizi alle imprese agricole.
Osservazione della terra per la stima precoce dei fabbisogni irrigui. In sigla Teti, progetto finanziato dall'Agenzia spaziale italiana (Asi) e coordinato dal Centro nazionale delle ricerche (Cnr), con la partecipazione del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Lo scopo è realizzare un sistema di supporto alle decisioni spaziali (Sdss), dedicato agli enti di approvvigionamento e gestione dell'acqua, (principalmente consorzi di bonifica e distretti irrigui), strumentale alla pianificazione delle risorse idriche, il cui scopo finale è consentire risparmi e migliorare i servizi agli agricoltori.
Ad oggi - spiega l’Asi - quasi il 40% della produzione alimentare mondiale dipende dall’irrigazione, che sostiene la crescita delle colture e mitiga gli effetti della variabilità meteorologica e climatica. Si prevede che nel prossimo futuro i cambiamenti climatici aumenteranno ulteriormente la domanda di acqua per l’irrigazione, soprattutto nelle aree in cui si osservano accelerazioni negli effetti dei cambiamenti climatici, come quelle del bacino del Mediterraneo. La risorsa irrigua costituisce, pertanto, un asset strategico per la salvaguardia dei redditi nelle campagne e la garanzia degli approvvigionamenti alimentari, limitando i range di oscillazione delle rese.
I dati satellitari e le tecniche di intelligenza artificiale per la modellazione e la previsione spaziale di parametri idro-meteorologici - spiega l’Asi - potranno fornire un valido contributo per la razionalizzazione delle risorse irrigue da impiegare in agricoltura. Il progetto Teti passerà adesso alla fase di analisi dei dati e a quella dimostrativa. Le applicazioni in situ partiranno dal distretto irriguo gestito dal Consorzio per la bonifica della Capitanata che quest’anno, per il caldo eccezionale e l’emergenza siccità, ha sospeso a metà agosto la distribuzione dell'acqua per uso irriguo nei comprensori agrari di competenza, allo scopo di garantire l’impiego prioritario a scopo potabile.
Il deficit idrico, nella provincia di Foggia, ha avuto quest’anno un impatto un decisivo soprattutto nei comparti del grano duro e del pomodoro da industria. Lo avrà anche sulla produzione regionale di olio d’oliva, che le prime stime indicano in forte contrazione rispetto alla scorsa annata.