Rapporto sulla filiera del pomodoro
18 ottobre 2024
a cura di Il Sole 24ORE Radiocor
Un milione di tonnellate di “oro rosso”. L’Italia è il secondo produttore europeo.
La produzione impiega 24mila ettari, il 70% in pieno campo mentre la parte restante viene coltivata in serra. Il Sud concentra l’85% delle superfici, ora la sfida è la diversificazione.
Una produzione che si aggira annualmente attorno al milione di tonnellate. Su una superficie di oltre 24mila ettari, per il 70% in pieno campo e per la quota restante in serra. Sono i numeri del pomodoro da mensa in Italia, comparto a forte connotazione territoriale, con le regioni del Mezzogiorno che concentrano l’85% delle superfici in pien’aria e due terzi circa di quelle sotto protezione. I dati Istat del 2023 confermano, a livello regionale, il primato assoluto della Sicilia, con il 45% delle superfici totali. Il Lazio è l’unica regione del Centro Italia con una forte specializzazione nella coltivazione del pomodoro da mensa, soprattutto in serra, seguito nella classifica regionale da Calabria, Campania e Puglia.
Il comparto è impegnato in un costante processo di differenziazione e qualificazione dell’offerta per allungare i calendari di commercializzazione e limitare il ricorso al prodotto d’importazione, soprattutto spagnolo e olandese che caratterizza tipicamente i mesi invernali.
Nel più ampio contesto europeo l’Italia è il secondo maggiore produttore preceduta dalla Spagna, ma davanti a Grecia e Paesi Bassi. Nell’Ue la produzione ha registrato in questi ultimi anni una tendenziale diminuzione, passando in poco meno di un decennio da quasi 7 milioni e mezzo di tonnellate e 6,3 milioni.
Nello stesso periodo, dopo la rottura dei rapporti commerciali con Russia e Bielorussia, si è assistito a una forte divaricazione degli andamenti import-export, con i Ventisette che hanno assunto oggi il ruolo di importatori netti, acquistando dall’estero circa 800mila tonnellate, rispetto a un export di appena 345mila. Il principale fornitore è il Marocco che esporta annualmente nell’Ue dalle 400 alle 500mila tonnellate di pomodori. Rilevante anche il ruolo della Turchia, con le spedizioni da Ankara che l’anno scorso hanno sfiorato le 250mila tonnellate.
Pomodoro da industria, export record oltre quota 2,8 miliardi
L’Italia vanta il primato assoluto nelle vendite estere di conserve come polpe, passate e pelati e con 5,5 milioni di tonnellate è il terzo produttore mondiale preceduto solo da California e Cina. Emilia Romagna e Lombardia regioni leader. Nel 2024 rese in calo ma qualità ottima.
La dimensione della produzione agricola e il primato assoluto per l’export di conserve destinate al consumo fanno dell’Italia un protagonista a livello mondiale nel comparto del pomodoro da industria. Parliamo di polpe, passate e pelati che l’Italia esporta in 180 paesi, con un giro d’affari che l’anno scorso ha raggiunto il livello record di oltre 2,8 miliardi di euro.
Nel contesto globale, con circa 5 milioni e mezzo di tonnellate di pomodori da industria, l’Italia è il terzo maggiore produttore, preceduto solo da California e Cina, paesi con volumi decisamente più rilevanti, ma che lavorano la materia prima soprattutto per la produzione di semilavorati e di pomodoro concentrato, entrambi reimpiegati nella seconda trasformazione.
A differenza del pomodoro da mensa, coltivato prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno, il prodotto destinato alle lavorazioni industriali assume in ambito nazionale un maggiore un rilevo al Nord, dove si concentrano circa 38mila ettari di superficie (per lo più in Emilia Romagna e Lombardia), su un totale nazionale di oltre 68mila.
Nelle regioni del Centro-Sud, area in cui il primato spetta alla Puglia, la coltivazione coinvolge una superficie attorno ai 30mila ettari. Nel distretto operano 24 organizzazioni dei produttori (Op), per la parte agricola, e 48 imprese di trasformazione per quella industriale, con una maggiore presenza di stabilimenti in Campania; si tratta di realtà che trasformano annualmente circa 2,6 milioni di tonnellate di pomodoro.
Rispetto a quella del Mezzogiorno, la componente produttiva del bacino Nord è più concentrata, per la presenza di aziende agricole di maggiori dimensioni e di un numero inferiore di impianti di lavorazione, afferenti a una ventina di realtà produttive industriali organizzate anche in forma cooperativa e integrate verticalmente.
La campagna di produzione 2024, che si è chiusa attorno a metà ottobre con gli ultimi conferimenti di prodotto tardivo nelle regioni del Sud, ha avuto un esito non del tutto positivo nel bacino settentrionale, per le difficoltà dovute alle sfavorevoli condizioni climatiche.
L’eccesso di piogge e la persistenza delle precipitazioni - spiega una nota dell’Organizzazione interprofessionale pomodoro da industria nord Italia - hanno determinato quest’anno lo slittamento di buona parte dei trapianti da maggio a giugno, mentre le alte temperature che hanno caratterizzato i mesi di luglio e agosto hanno ostacolato
lo sviluppo vegetativo.
Deludente la resa in campo, con una media stimata attorno alle 60 tonnellate per ettaro, contro le 74 tonnellate dell’ultimo quinquennio. Positivo invece il giudizio sulla qualità del raccolto, con gli agricoltori che hanno dovuto però sostenere maggiori costi per prevenire l’insorgenza di fitopatie e attacchi parassitari.
Il bilancio complessivo della stagione è di circa 2,4 milioni di tonnellate, mentre al Sud il bilancio è decisamente migliore, in linea con il target programmato di 2,8 milioni. La previsione, su base nazionale, è di 5,2 milioni di tonnellate, contro una stima iniziale di 5,5 milioni, un risultato del 3% inferiore a quello dell’anno scorso e sotto la media del triennio 2021-2023 di circa il 7 per cento.
Per quanto attiene agli altri Paesi produttori, per la prima volta quest’anno la Cina dovrebbe strappare il primato mondiale alla California, con un raccolto che andrà prevedibilmente oltre la soglia record di 10 milioni di tonnellate (+31%). Lo Stato americano, al contrario, dovrebbe scendere sotto i 10 milioni, accusando una contrazione del 14 per cento.
Tra gli altri maggiori produttori si prevede un forte aumento in Spagna a fronte di una situazione invariata, rispetto alla scorsa stagione, in Turchia. Il World processing tomato council, l’organismo internazionale che riunisce le maggiori industrie di lavorazione del pomodoro, prevede a livello mondiale una produzione di materia prima attorno ai 46 milioni di tonnellate, in lieve aumento sull’anno scorso e in crescita del 13% rispetto alla media dell’ultimo triennio.
Il clima taglia i rendimenti, cresce il ricorso alle polizze
I cambiamenti climatici potrebbero stravolgere nel giro di pochi decenni gli assetti produttivi mondiali del pomodoro. Lo rivela uno studio condotto da un team di ricercatori danesi, statunitensi e italiani, basato su proiezioni che considerano cinque modelli climatici con diversa temperatura e piovosità. Entro il 2050, nello scenario meno impattante, si avrà nei tre maggiori poli produttivi mondiali (Stati Uniti, Cina e Italia) una riduzione di resa dell’ordine dei 6 punti percentuali rispetto alla baseline relativa al periodo 1980-2009.
Ma nel worst case scenario, che considera la peggiore proiezione sul riscaldamento globale, la produzione potrebbe subire, entro fine secolo, una contrazione del 60% rispetto ai valori di riferimento iniziali. Una prospettiva che cambierà gradualmente le latitudini spostando la coltivazione del pomodoro più a Nord. Uno scenario che rischia di cancellare interi distretti produttivi anche in Italia, dove si prefigurano crescenti difficoltà soprattutto nella gestione della risorsa idrica.
La vulnerabilità alle alterazioni del clima ha favorito nel settore la diffusione di strumenti di gestione del rischio. Dopo l’uva da vino, il pomodoro da industria è il prodotto agricolo più assicurato contro gli eventi climatici avversi, secondo l’ultimo rapporto Ismea sul risk management in agricoltura. Le aziende che hanno sottoscritto una polizza contro i rischi climatici sono state l’anno scorso più di 3mila, in crescita dell’8%, per un valore assicurato di oltre 650 milioni di euro, corrispondenti al 38% della produzione lorda vendibile (Plv) del settore.
Usa, Giappone e Australia trainano la crescita delle esportazioni sui mercati extraeuropei
Le vendite estere rappresentano il 60% del fatturato alla produzione delle conserve di pomodoro, stimato a oltre 5 miliardi nel 2023 nonostante il crollo delle spedizioni in Germania (-17%) che resta il primo mercato di sbocco. La minaccia dell’Italian Sounding.
Una forte propensione all’esportazione, con le vendite all’estero che rappresentano circa il 60% del fatturato alla produzione, stimato in oltre 5 miliardi di euro nel 2023
Quello delle conserve a base di pomodoro rientra pieno titolo tra i comparti più floridi e promettenti dell'agroalimentare italiano. Le esportazioni, che negli ultimi cinque anni hanno superato in media i 2,2 milioni di tonnellate, hanno subìto l’anno scorso una prima battuta d’arresto (-6%), motivata da un maxi aumento dei prezzi, rincarati in un anno di oltre il 20%, in dodici mesi contrassegnati però da forti pressioni anche sul versante dei costi di produzione, soprattutto per l’approvvigionamento della materia prima.
Le ultime evidenze, relative al primo semestre 2024, rivelano, in netta controtendenza con l’anno scorso, una forte accelerazione delle esportazioni di pelati, polpe e passate, con vendite oltre confine per quasi 1,2 milioni di tonnellate, in crescita del 9% sullo stesso periodo del 2023. Una performance dovuta a una dinamica particolarmente sostenuta dell’export verso gli sbocchi extra-Ue, in particolare in Usa, Giappone e Australia, a fronte di una crescita solo frazionale nel mercato comune, con esiti particolarmente deludenti in Germania, primo mercato di riferimento, dove le spedizioni hanno accusato una contrazione del 17 per cento.
Al contrario, sempre in Europa, le vendite hanno mostrato un andamento positivo in Francia e soprattutto sul mercato austriaco, dove i volumi sono quasi raddoppiati. Fuori dall’Ue si registra un buon risultato nel Regno Unito, secondo sbocco commerciale dopo quello tedesco, con una crescita tuttavia limitata a poco più di un punto percentuale.
Per l’Anicav, l’associazione industriale del settore, i mercati esteri continuano a rappresentare un’importante leva, ma deve essere forte l’impegno a promuovere e valorizzare le produzioni italiane e, soprattutto, a difenderle da una sempre crescente pressione dell’Italian sounding, fenomeno molto diffuso nel comparto delle conserve a base di pomodoro in grado di sottrarre importati quote di mercato all’estero.
Quest’anno, a tutto giugno, il fatturato cross border ha già sfiorato quota 1,6 miliardi di euro, mettendo a segno un progresso dell’8,9 per cento. Bene gli incassi in Usa, con un più 34%, mentre in Germania il giro d’affari ha subìto una battuta d’arresto del 16 per cento.