Rapporto sull’agricoltura biologica
23 gennaio 2025
a cura di Il Sole 24ORE Radiocor
Dalla nuova Pac 720 milioni di fondi aggiuntivi all’agricoltura biologica
Le risorse del piano strategico nazionale si sommano ai 2,1 miliardi già previsti dai Psr per il quinquennio 2023-27 con lo scopo di centrare l’obiettivo Ue del 25% di superfici bio già nel 2027.
Un settore ad alta valenza strategica. Meglio dotato, finanziariamente, rispetto al passato, grazie alle ingenti risorse che l’Italia ha inserito nel Piano strategico nazionale della Pac 2023-2027 (Psp).
Il riferimento è all’agricoltura biologica, un metodo di coltivazione e di allevamento di carattere estensivo che esclude l’impiego di sostanze di sintesi, quali concimi, diserbanti e insetticidi, promuovendo pratiche sostenibili e rispettose del benessere degli animali.
Nel Psp l’Italia ha optato per un trasferimento di risorse dal Feaga, il Fondo europeo agricolo di garanzia, che finanzia le misure del primo pilastro della Pac (aiuti diretti), al Feasr, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, per un ammontare di 360 milioni di euro, ripartiti territorialmente sulla base delle superfici biologiche certificate a livello regionale. A questo assegno si aggiunge un cofinanziamento nazionale di circa il 50% che porta la dotazione per l’agricoltura biologica attorno a 720 milioni.
Lo scopo è accelerare il raggiungimento del target del 25% di superficie biologica sulla intera superficie agricola utilizzata (Sau) a fine 2027, vale a dire con tre anni di anticipo rispetto all’obiettivo della strategia “Farm to Fork”.
Da rilevare che lo sviluppo rurale prevede un intervento specifico a sostegno del bio, finanziato attraverso una dotazione di circa 2,1 miliardi di euro nel quinquennio 2023- 2027. Le risorse, gestite a livello regionale, prevedono un pagamento annuale per ettaro a favore delle aziende che optano per l’agricoltura biologica, erogato a compensazione dei minori ricavi dovuti a rese inferiori al convenzionale e ai maggiori costi di produzione.
Un quinto delle superfici italiane è coltivato con metodi bio
Il settore ha messo a segno una crescita del 4,5% degli investimenti lo scorso anno avvicinandosi al target del 25% fissato da Bruxelles per il 2030. Al Nord la crescita più sostenuta ma quasi il 60% degli ettari resta concentrato nel Mezzogiorno. Oli, grassi vegetali, lattiero-caseari, uova e vini i comparti più dinamici sul mercato al consumo.
L'agricoltura biologica continua a spingere sull’acceleratore, fornendo una risposta concreta alle sfide della transizione ecologica. Nel 2023, con quasi 2,5 milioni di ettari (dati Sinab-Masaf) coltivati secondo i criteri biologici, il settore ha messo a segno in Italia un aumento del 4,5%, portandosi a un passo dal 20% di quota rispetto all’intera Sau (superficie agricole utilizzata) nazionale e accorciando ulteriormente la distanza dal target del 25% fissato da Bruxelles al 2030.
Ma non è solo una questione di numeri: il biologico rappresenta un’opportunità strategica per il Paese, sostenuto da politiche mirate, da investimenti anche nell’innovazione e da un mercato in continua espansione, nonostante gli incagli dovuti all’inflazione e agli effetti del cambiamento climatico.
I protagonisti di questa rivoluzione verde sono gli oltre 94mila operatori, tra produttori, trasformatori e importatori, una platea sempre più affollata che sta ridefinendo le regole dell’agricoltura italiana, puntando su qualità, sostenibilità e legame con il territorio.
Gli operatori agricoli (produttori esclusivi e produttori-preparatori) rappresentano la stragrande maggioranza di questo parterre, con l’89% del totale e più di 84.000 unità. Tra questi, i produttori esclusivi sono cresciuti dell’1,5%, mentre i produttori-preparatori, che combinano attività agricole e di prima trasformazione, hanno registrato un aumento più consistente (+3,8%), confermando il vantaggio economico derivante dall’integrazione di più fasi della filiera. Questa categoria, che rappresentava appena l’11% del totale nel 2014, ha raggiunto il 15,4% nel 2023.
A livello di colture, quelle che hanno trainato la crescita l’anno scorso sono state soprattutto prati e pascoli (+10,1%) e foraggere (+11,4%), determinanti per il comparto zootecnico. Anche i seminativi, che rappresentano il 42,1% della Sau biologica, hanno registrato un più 3,4%, grazie soprattutto all’aumento delle oleaginose, a partire da girasole e colza. Decisamente meno brillante il bilancio della scorsa annata per i cereali (-1,3%) e per le colture permanenti, con le perdite di superfici bio ad agrumi (-5,8%) e vite (-2%), bilanciate da una ripresa dell’olivo (+2,2%).
La geografia delle superfici premia ancora il Mezzogiorno dove si concentra il 58% circa della Sau biologica nazionale, ma la crescita è stata più sostenuta al Nord (+5,5%) e nelle regioni centrali (+5,3%), rispetto al 3,9% di aumento rilevato nel Sud, Isole comprese. Nel ranking regionale la Sicilia mantiene il primato, seguita da Puglia e Toscana.
Relativamente ai consumi, cresce la spesa bio nella grande distribuzione organizzata (Gdo) con il giro d’affari che, in base ai dati dell’Osservatorio Ismea-NielsenIQ, ha sfiorato 3,9 miliardi di euro nel 2023 (+5,2% sull’anno precedente). Tuttavia, l’incidenza sul totale della spesa alimentare è scesa al 3,5%, a corollario di dodici mesi in cui l’aumento del caro-vita e la conseguente riduzione del potere di acquisto delle famiglie hanno determinato una crescita più accelerata dei consumi di prodotti alimentari convenzionali (+9,1% il corrispettivo monetario riaspetto al 2022), riducendo contestualmente il “premio” economico riconosciuto alle referenze bio.
A spingere le vendite retail sono stati per lo più oli e grassi vegetali, lattiero-caseari, uova e vini, mentre carni e salumi hanno accusato una pesante battuta d’arresto. La Gdo si conferma il principale canale di vendita, con una quota attorno al 65%, mentre i discount, che appaiono sempre più orientati al bio, hanno superato il 14%. In calo le vendite nei negozi tradizionali, rappresentativi del 21,3% del totale.
Nel contesto europeo l’agricoltura biologica italiana si conferma tra le più dinamiche, con una quota Sau significativamente superiore alla media continentale e con un’estensione inferiore in termini assoluti solo a quella di Francia e Spagna.
A livello mondiale, l’Italia è tra i Paesi con il sistema biologico più avanzato, non solo per numero di produttori coinvolti (il più alto in Europa) ma anche per valore aggiunto generato dalle esportazioni.
Un ruolo chiave per la riduzione delle emissioni agricole di gas serra
Il contrasto alle emissioni di gas serra non può prescindere dallo sviluppo di pratiche agricole rispettose dell’ambiente, con il metodo biologico che svolge in questo senso un ruolo di massimo rilievo. Lo rivela uno studio della Commissione europea, che fornisce una prima stima del potenziale contributo degli interventi della Politica agricola comune (Pac) in chiave green per il periodo 2023-2027.
Il settore agricolo, con 366 milioni di tonnellate di CO2₂equivalente emesse nel 2022 (ultimo dato disponibile), può mitigare fino a 31 milioni di tonnellate l’anno. Il contributo maggiore deriva da pratiche agronomiche sostenibili, quali la rotazione delle colture, l’espansione delle cover crop e, soprattutto, la conversione al biologico, responsabile del 78% del potenziale di mitigazione totale.
Oltre alla riduzione delle emissioni, l’agricoltura biologica svolge un ruolo essenziale nel sequestro di carbonio. Si stima una capacità di 29 milioni di tonnellate di CO2 equivalente l’anno, con il biologico che da solo rappresenta il 54% degli assorbimenti totali, seguito dalla gestione forestale (22%) e dalla protezione dei prati e pascoli (18%).
Per Eric Gall, vicedirettore di Ifoam Organics Europe, lo studio dimostra che, oltre a proteggere le risorse idriche e la biodiversità, diminuendo l'uso di pesticidi di sintesi, lo sviluppo dell'agricoltura biologica è anche essenziale per ridurre le emissioni agricole di gas climalteranti e per aumentare il sequestro di carbonio nei suoli.
In calo del 9% l’import Ue di prodotti bio, Ecuador e Cina primi fornitori europei
La battuta d’arresto registrata nel 2023 è dovuta all’aumento dei prezzi che ha avuto ripercussioni soprattutto sui prodotti di fascia alta. La leadership degli acquisti è dei Paesi Bassi, nonostante il -20% del 2023, seguiti da Germania e Belgio. L’Italia, in quarta posizione, ha superato la Francia, per le maggiori importazioni di grano e frutta tropicale.
Freno tirato nel 2023 per le importazioni di prodotti agroalimentari biologici nell’Unione europea, in calo del 9,1% rispetto all’anno precedente. I dati, forniti dal sistema “Traces” (Trade control and expert system) della Commissione europea, restituiscono una riduzione da 2,73 a 2,48 milioni di tonnellate, che rappresenta il minimo dal 2018. La contrazione - osservano gli esperti - è in buona parte riconducibile all’aumento dei prezzi che ha avuto ripercussioni soprattutto sulle vendite nel segmento “premium”, in cui rientrano anche il food & beverage biologico.
Le commodity e i prodotti primari rappresentano quasi il 90% delle importazioni bio dell’Ue, una quota più alta rispetto all’83% del convenzionale. Nel dettaglio risultano in controtendenza, facendo segnare un aumento significativo, le importazioni di frumento biologico (+67%) - con Turchia e Ucraina che si confermano i maggiori fornitori - e di olio d’oliva (+25%), proveniente quasi esclusivamente dalla Tunisia. Di contro, si sono fortemente ridotte le importazioni di soia (-17,6%) e di olio di semi (-21,1%).
La classifica dei principali fornitori extra-Ue di prodotti biologici vede ancora l’Ecuador al primo posto, grazie all’ulteriore espansione delle spedizioni di banane (+5%) verso l’Unione europea . Seguono Cina, Repubblica Dominicana e Perù. La Turchia, sesta dietro l’Ucraina, con un più 44%, assume un ruolo di rilievo soprattutto per l’export di cereali e ortaggi. Seguono Colombia, Togo e India che hanno però ridotto le esportazioni rispetto al 2022.
La leadership, per quanto attiene alle importazioni, resta ai Paesi Bassi, nonostante il meno 20% del 2023, seguiti da Germania e Belgio. L’Italia, in quarta posizione, ha superato la Francia, grazie soprattutto alle maggiori importazioni di grano e frutta tropicale. L’anno scorso l’import italiano di prodotti bio di provenienza extra-Ue è aumento del 40%, mentre la Francia ha ridotto gli acquisti del 18%. In calo (-9%) anche le importazioni svedesi, a fronte di aumenti in Austria e Danimarca (invariato l’import spagnolo).