BOT e BTP: cosa sono e come funzionano i buoni del tesoro
19 giugno 2024
Le obbligazioni (in inglese bond) sono titoli di debito, documenti che rappresentano una quota del debito generato da chi le rilascia sul mercato per raccogliere fondi e, così, finanziarsi. Quindi, chi emette le obbligazioni si fa prestare denaro, mentre chi le acquista investe prestando il denaro in cambio di un ritorno economico.
A emettere obbligazioni può essere un’azienda, una banca, uno Stato, un ente sovranazionale come l’Unione europea o, ancora, un ente pubblico (una Regione, per esempio). Quando l’emittente è uno Stato le obbligazioni si chiamano, appunto, titoli di stato. L’Italia, come tanti altri paesi europei ed extraeuropei, emette titoli di stato per finanziare la spesa pubblica, quindi pagare i servizi per i cittadini (sanità, istruzione, etc.), fare investimenti a vantaggio della collettività e così via. Il debito complessivo che si genera per sostenere la spesa pubblica è il cosiddetto debito pubblico.
Se acquisti un titolo di stato in pratica presti una somma di denaro all’emittente, diventi suo creditore e quindi titolare di una frazione del debito pubblico. L’emittente pagherà degli interessi e alla scadenza del titolo restituirà la cifra che hai versato. Oggi parleremo di quelli che forse sono i titoli di stato più conosciuti: BOT e BTP, vale a dire i buoni ordinari del tesoro e i buoni del tesoro poliennali.
Buoni del tesoro: le parole chiave
Nel nostro paese i buoni del tesoro sono emessi dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Non sono gli unici titoli di stato emessi dal MEF, esistono anche i certificati di credito del tesoro (CCTeu). È la Banca d’Italia a occuparsi del collocamento, cioè dell’offerta sul mercato, dei buoni del tesoro attraverso aste, in genere riservate agli investitori istituzionali (banche, fondi di investimento, etc.).
I titoli vengono offerti la prima volta, ossia all’emissione, sul cosiddetto mercato primario. Se invece i titoli sono in circolazione, quindi sono già stati emessi, vengono negoziati nel mercato secondario, come il MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni) gestito da Borsa Italiana.
BOT e BTP hanno scadenze che vanno dal breve al lungo termine. La scadenza stabilisce la fine del prestito obbligazionario, momento in cui l’emittente deve rimborsare ai finanziatori, la somma versata alla sottoscrizione dei buoni. Non hai l’obbligo di tenere BOT e BTP fino alla loro scadenza, ma puoi sempre venderli sul mercato secondario, menzionato precedentemente.
L’interesse (o cedola o coupon) che ricevi per i buoni del tesoro corrisponde al prezzo del denaro che hai prestato: l’emittente deve pagarlo a chi ha investito acquistando i titoli. Il tasso d’interesse delle obbligazioni, e dei titoli di stato, può essere fisso (cioè predeterminato) o variabile in base a un parametro di riferimento, per esempio il tasso di inflazione. Esistono anche obbligazioni senza cedola, dette zero coupon (a cedola zero).
Il rendimento dei buoni del tesoro è dato dall’interesse e dal guadagno in conto capitale (capital gain). Hai capital gain, o plusvalenza, se alla scadenza il prezzo di rimborso del titolo è superiore al prezzo di sottoscrizione all’emissione (o comunque se il prezzo di vendita è superiore al prezzo d’acquisto). Il rendimento dei buoni del tesoro va decurtato delle commissioni bancarie e delle tasse (viene applicata l’aliquota del 12,5%, comune a tutti i titoli di stato).
In linea di principio i titoli di stato si possono considerare meno rischiosi rispetto a obbligazioni emesse da società o ad altri generi di titoli, come le azioni. A meno di casi particolari, è infatti poco probabile che uno stato abbia difficoltà a liquidare gli interessi o che fallisca senza essere più in grado di restituire ai propri finanziatori il capitale che hanno prestato. Tralasciando quindi il rischio emittente, le obbligazioni comportano comunque altri rischi, come il rischio di interesse, legato all’andamento dei tassi. In particolare il valore delle obbligazioni a tasso fisso risente di più delle oscillazioni dei tassi d’interesse, nel senso opposto al loro variare. Un altro tipo di rischio è il rischio di liquidità. La liquidità di un titolo ha a che vedere con la facilità di venderlo prima della scadenza, velocemente e senza subire perdite economiche. Ciò dipende ad esempio dal fatto che il titolo sia quotato in borsa oppure no e dalla reputazione dell’emittente.
Cosa sono BOT e BTP
I buoni ordinari del tesoro, in breve BOT, sono titoli di stato italiani con scadenze di 3, 6 e 12 mesi. Sono quindi titoli a breve termine: ciò si traduce in una rischiosità minore.
Le aste dei BOT si tengono ogni mese: puoi acquistarli all’emissione - tramite la banca – partendo dal taglio minimo di 1.000 € (valore nominale) o per una somma maggiore, che sia multiplo del taglio minimo. I BOT sono titoli liquidi, perciò dopo l’emissione li acquisti nel MOT, lo stesso mercato dove puoi rivenderli facilmente prima che scadano.
I buoni ordinari del tesoro sono titoli senza cedola (zero coupon): ciò significa che non ricevi interessi. Alla scadenza infatti il loro rendimento è dato dalla differenza positiva – detta scarto di emissione – tra il valore nominale e il prezzo pagato. I BOT, infatti vengono emessi a un prezzo inferiore rispetto al valore nominale: tecnicamente si dice che sono emessi sotto la pari.
I BTP, buoni del tesoro poliennali, sono titoli di stato a medio-lungo termine emessi dal MEF, disponibili con una gamma di scadenze che varia dai 18 mesi ai 50 anni. Le aste dei BTP hanno cadenza mensile. Puoi sottoscriverli all’emissione attraverso la tua banca, altrimenti puoi acquistarli nel MOT quando sono in circolazione: come per i buoni ordinari del tesoro, anche la compravendita dei BTP è agevolata dalla loro liquidità e il taglio minimo è di 1.000 €.
Il rendimento dei buoni del tesoro poliennali è composto dagli interessi a tasso fisso che vengono pagati ogni semestre (la cedola è semestrale) e, eventualmente, dalla differenza di prezzo tra il valore nominale del titolo, rimborsato alla scadenza, e il prezzo pagato all’emissione (se è sotto la pari) o sul mercato secondario.
Finora abbiamo parlato dei BTP “classici”, negli anni però il MEF ha emesso dei buoni poliennali del tesoro con caratteristiche particolari, come i BTP€i e i BTP Italia indicizzati rispettivamente all’inflazione europea e italiana. I BTP Green invece sono legati a progetti attenti alla sostenibilità ambientale (finanza sostenibile). Inoltre, alcuni dei buoni poliennali del tesoro più recenti offrono cedole a tasso crescente nel tempo e premi fedeltà – cioè una percentuale extra sul valore nominale – per chi li tiene per l’intera durata, dall’emissione alla scadenza.
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