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Dagli allevamenti italiani un terzo della Plv agricola.

Il valore della produzione sfiora quota 21 milardi, nonostante un calo dei volumi dello 0,8% nel 2023.

L’agricoltura italiana guarda alle bioenergie come fattore di impulso, in una fase di cambiamento dovuta anche alle politiche green. Un’opportunità di diversificazione dei redditi soprattutto per gli allevamenti - grazie anche alla spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) - che con lo sviluppo delle filiere energetiche, attraverso soprattutto la produzione di biogas e biometano a partire da scarti agricoli e liquami zootecnici, potranno coniugare in prospettiva le esigenze alimentari con quelle ambientali e climatiche. Un approccio integrato, basato su modelli di produzione più sostenibili, che costituisce una rilevante opportunità di crescita per le imprese.

Paliamo di poco più di 200mila aziende dedite all’allevamento del bestiame (il 19% di quelle attive in agricoltura) che realizzano circa il 32% del valore della produzione agricola italiana, con una Plv ai prezzi correnti stimata dall’Istat attorno ai 21 miliardi di euro. Nel 2023 il settore zootecnico, in base ai conti economici nazionali, ha subìto una riduzione dello 0,8% dei volumi di produzione rispetto all’anno precedente. A tirare il freno è stata sia la linea carni (-1%), in particolare quelle bovine (-2,5%), sia le altre produzioni (-0,5%), con un meno 1,2% per il latte. Gli ultimi dodici mesi hanno però decretato un forte aumento dei prezzi che nel comparto zootecnico hanno segnato in media un rialzo del 10,7%, più pronunciato per le carni suine (+26,6%) e le uova (+22,6%).

Sono oltre 5,5 milioni i capi bovini presenti negli allevamenti nazionali, per il 70% concentrati nelle regioni settentrionali, mentre ammontano a più di 9 milioni le consistenze suine, per il 50% presenti negli allevamenti lombardi. Dei circa 150 milioni di capi avicoli allevati in Italia, il 55% sono ubicati nel Nord-est, con una maggiore concentrazione in Veneto e Emilia-Romagna. Da rilevare che i forti aumenti dei prezzi dei mangimi e dei prodotti energetici, in questi ultimi anni, hanno assorbito la marginalità degli allevamenti italiani, comportando situazioni di crisi e chiusure anche nelle regioni settentrionali, dove la zootecnia assume in prevalenza un carattere professionale. Il biogas (ma soprattutto il biometano) rappresenta in questo contesto un forte stimolo per lo sviluppo di approcci multifunzionali anche negli allevamenti, trasformando da costo a reddito la gestione dei reflui zootecnici e favorendo il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione.

Biometano, il business sostenibile e strategico per l’Europa

Negli ultimi anni la produzione (considerando anche il biogas) è triplicata ed è arrivata a coprire il 6% del fabbisogno complessivo di gas dell'Unione europea con punte del 40% in Danimarca. L'Italia è tra i Paesi che registrano i maggiori tassi di crescita.

Un trend in ascesa che prosegue ormai da oltre un decennio. Con una crescita esponenziale per la produzione di biometano, upgrade del biogas direttamente impiegabile nella rete del gas naturale, che in Europa si è spinta fino 4,2 miliardi di metri cubi (bcm) nel 2022, in base agli ultimi dati pubblicati dall’Eba, l’European biogas association. Un primato raggiunto in un’annata particolarmente critica, in cui la dipendenza dell'Ue dalle importazioni di gas naturale è passata dall'83% del 2021 al 97%. Considerando anche il biogas, che a differenza del biometano è un prodotto grezzo, non soggetto al processo di raffinazione (upgrading) che lo rende utilizzabile anche nell’autotrazione (se liquefatto), la produzione europea si è portata nel 2022 a 21 miliardi di metri cubi, un ammontare superiore all'intero consumo di gas naturale della Polonia e pari al 6% del fabbisogno complessivo di gas dell'Unione europea.

Si consideri che nel 2011 la produzione combinata di biogas e biometano ammontava a circa un terzo dei volumi attuali, attestandosi sui 7,3 bcm. Nello stesso periodo il biometano, che nel 2022 ha fatto segnare una crescita del 20% su base annua, è aumentato addirittura di più di otto volte, con gli oltre 4 miliardi di metri cubi attuali che si confrontano con i 500 milioni prodotti nel 2011.

Oltre alla Danimarca, che nella rete del gas nazionale già immette il 40% di biometano, i Paesi in cui il prodotto sta registrando i maggiori tassi di crescita sono Francia, Italia, Germania e Regno Unito. In tutta Europa gli impianti oggi attivi sono più di 1.300 (per l’esattezza 1.326 nel 2022), ma erano 182 nel 2011 e meno della metà (627) nel 2018.

Considerando i soli nuovi impianti, rispetto a quelli preesistenti, il loro numero è significativamente aumentato nel quinquennio 2018-2022, passando da 65 a 254, a conferma dell’interesse e dei notevoli impegni finanziari che i 24 paesi produttori in Europa hanno riservato al settore. 
La versatilità del biometano come fonte di energia rinnovabile è confermata da una distribuzione equilibrata tra impieghi finali: il 22% è destinato agli usi abitativi, un altro 14% all'industria, il 19% ai trasporti e il 15% è direttamente impiegato nella generazione di energia.

"Con la dipendenza dalle importazioni di gas in aumento e con l’emergenza climatica, la produzione sostenibile di biogas in Europa ha assunto un rilievo strategico”, ha spiegato recentemente Harmen Dekker, ceo dell'Eba.

produzione biogas e biometano europa


L’obiettivo è raggiungere nel 2030 una capacità produttiva a livello continentale di 35 bcm, un target tuttavia molto ambizioso che richiederebbe un tasso di crescita medio annuo di circa il 30%, realizzabile solo in condizioni di mercato ottimali e con schemi e processi autorizzativi più rapidi.
Sul piano fisico-chimico, il biogas è una miscela prevalentemente costituita da metano, e in misura minore da anidride carbonica, azoto e altre componenti residuali, ottenuto dalla digestione anaerobica (ad opera di batteri) di scarti agroforestali, liquami zootecnici, colture dedicate e altri materiali. Il biometano, come accennato, è invece il risultato della purificazione e raffinazione del biogas, è ottenuto con gli stessi procedimenti ma in impianti decisamente più complessi e presenta una percentuale molto più alta di metano, attorno al 95%.

La dipendenza dell'Europa dalle importazioni - spiega l’Associazione dei produttori europei di biogas - comporta dei rischi anche per la sicurezza alimentare, a causa della non autosufficienza nella produzione di fertilizzanti di sintesi. 

Secondo i dati dell'Eba, nel 2022 l'Europa, grazie ai biodigestori, ha prodotto 31 milioni di tonnellate di digestato, residuo del processo di digestione anaerobica delle biomasse vegetali, degli effluenti zootecnici e dei sottoprodotti di origine animale. Un ammontare pari al 15% della domanda di fertilizzanti azotati dell'Ue direttamente impiegabile in agricoltura, secondo un approccio che appare oggi coerente con il modello di economia circolare promosso dal Green Deal.


 

Dal Pnrr 1,92 miliardi per lo sviluppo della filiera

 

In Italia, in base ai dati Terna, sono operativi circa 2.200 impianti di biogas di cui oltre 1.700 ubicati in ambito agricolo e in prevalenza nel Bacino Padano. Si stima che circa il 70% dell’energia elettrica ottenuta da biogas sia fornita dalle regioni del nord Italia, in particolare dalla Lombardia, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, aree tutte caratterizzate da un’elevata presenza di allevamenti.

Dei 40 milioni di tonnellate di biomasse agricole immesse nei digestori, il grosso (circa il 60%) è costituito da effluenti zootecnici, il 30% da colture dedicate (per es. mais da biomassa) e un altro 10% da scarti dell’industria agroalimentare. Da questi impianti si ottengono circa 2,2 bcm di biogas e 3 milioni di tonnellate di digestato da utilizzare come fertilizzante. Riguardo alla produzione di biometano, stando a recenti stime di Ref Ricerche sarebbero operativi in Italia una settantina di impianti, anche questi per lo più ubicati nelle regioni settentrionali. Un potenziale installato ancora modesto, ma con un buon livello tecnologico e una significativa capacità di crescita, anche attraverso la riconversione degli impianti di biogas agricoli già esistenti. Per lo sviluppo del biometano il Pnrr ha stanziato 1,92 miliardi di euro fino al 2026, con l’obiettivo di portare a 2,3 miliardi di metri cubi la produzione nazionale.

 

Accesso semplificato ai bandi per lo sviluppo del biometano, più tempo alle imprese per presentare le autorizzazioni

 

Tra le novità normative anche la delibera sui prezzi minimi garantiti con la copertura dei costi di esercizio garantita dal Gse

Sono state adottate in questi giorni due importanti novità in campo normativo riguardanti il settore del biogas e del biometano. Si tratta nello specifico di una misura introdotta dalla legge di conversione del decreto-legge 19/2024, recante ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Pnrr, che semplifica l’accesso ai bandi per lo sviluppo del biometano, e di una delibera emanata da Arera, l’Authority per l’energia reti e ambiente, relativa ai prezzi minimi garantiti dell'energia elettrica prodotta dagli impianti di biogas.

Con la semplificazione - spiega il Consorzio italiano biogas (Cib) - (la legge di conversione del dl Pnrr è stata approvata in via definitiva dal Senato il 23 aprile scorso) si agevola la partecipazione delle aziende agricole ai prossimi bandi biometano, permettendo la presentazione della domanda di ammissione agli ultimi due bandi anche in assenza di alcune autorizzazioni ritenute non essenziali in quella fase.  Si tratta dell'autorizzazione integrata ambientale e dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti, che dovranno in ogni caso essere ottenute prima dell’avvio dei lavori conseguente all’approvazione delle graduatorie.

La delibera sui prezzi minimi garantiti prevede invece che il Gse riconosca ai produttori, con effetti a decorrere dalla data del 28 luglio 2023, una remunerazione a copertura dei costi di esercizio determinata mensilmente sulla base delle indicazioni ricevute da Arera e del rapporto elaborato da Rse.

Una misura - commenta il Cib - essenziale per garantire che gli impianti di biogas agricoli possano continuare a operare, contribuendo ad accrescere la sicurezza energetica e a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese. Il Consorzio, insieme alle altre associazioni del settore, sarà parte attiva della consultazione già avviata da Arera (per presentare osservazioni e proposte ci sarà tempo fino al 24 maggio prossimo), verificando che le modalità di determinazione dei costi siano rispondenti alle condizioni di operatività delle aziende.