Rapporto sulle filiere Dop e Igp
16 giugno 2024
a cura di Il Sole 24ORE Radiocor
La Dop Economy vale 80 miliardi, Italia leader davanti alla Francia.
Dall’export il 15% del fatturato tutelato dagli accordi bilaterali che estendono la vigilanza
su abusi e contraffazioni.
Le ultime stime della Commissione europea cifrano il volume d’affari attorno a 80 miliardi di euro. Un mercato, quello delle indicazioni geografiche (Ig), che nell’Ue coinvolge più di 3.500 prodotti tra denominazioni di origine (Dop) e indicazioni geografiche protette (Igp). Alimenti e bevande che insieme costituiscono il paniere “top quality” della tradizione continentale, strettamente legato alle aree geografiche di appartenenza.
Italia, Francia e Spagna, che sono anche (nell’ordine) i Paesi con il maggior numero di produzioni tutelate, concentrano insieme più del 60% delle indicazioni geografiche dei Ventisette. I vini costituiscono la categoria con la massa critica più rilevante, intercettando oltre metà del fatturato Ig, ma la lista include formaggi, oli, carni e salumi, bevande spiritose, cereali e ortofrutticoli, per citare i più rappresentativi del circuito protetto.
In base a recenti stime, i prodotti a indicazione geografica spuntano sui mercati prezzi più alti rispetto a quelli senza certificazione, con premi che possono arrivare fino a 2,8 volte per i vini e una volta e mezzo (di media) per il food.
Cross border le Ig sviluppano, secondo le stime di Bruxelles, un fatturato pari al 15% circa dell’export Ue del food & beverage, con i vini che arrivano a coprire una quota di oltre il 50% del valore di categoria. Gli Usa sono il primo mercato, seguiti da Cina, Singapore e Svizzera. Gli accordi bilaterali con alcuni Paesi terzi (i più recenti sono quelli formalizzati con Cina, Canada e Giappone) consentono di estendere le reti di protezione al di fuori dei confini dell’Unione europea. Intese che contribuiscono a limitare i fenomeni di contraffazione e ad aumentare la notorietà e la reputazione delle indicazioni geografiche europee sui mercati globali.
Dalle indicazioni geografiche il 20% del Made in Italy agroalimentare.
Il valore di mercato dei prodotti a marchio Ue è quadruplicato negli ultimi 20 anni secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita. Un sistema organizzato di oltre 195mila imprese e 296 consorzi di tutela per promuovere e valorizzare le produzioni sui mercati nazionali ed esteri.
Un maxi-assegno da oltre 20 miliardi di euro, corrispondenti a un quinto del fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano. A tanto ammonta in Italia il giro d’affari alla produzione della Dop economy, asse portante dell’agrifood tricolore, in base ai dati contenuti nell’ultimo rapporto Ismea-Qualivita, un valore quadruplicato negli ultimi due decenni. Si tratta di un sistema organizzato costituito da oltre 195mila imprese, tra le filiere cibo e beverage, e da 296 consorzi di tutela la cui funzione è promuovere e valorizzare e le produzioni sui mercati nazionali ed esteri e vigilare su abusi, contraffazioni e usi impropri delle denominazioni.
L’analisi sulla dimensione economica del sistema delle denominazioni e indicazioni protette, che in base ai dati aggiornati del ministero dell’Agricoltura viaggiano ormai verso quota 900, tra Dop e Igp (il più alto in Europa), conferma l’importanza del settore e il suo impatto sui territori, con risultati solidi e in ulteriore espansione in 18 regioni su 20, anche se “aiutati” recentemente dall’inflazione. Un sistema complesso, espressione di un patrimonio collettivo e di un insieme di fattori ambientali, storici e culturali, che riveste un ruolo di forte stimolo anche sul piano occupazionale, con un organico valutato attorno a 580mila unità nella fase agricola e a 310mila in quella della trasformazione industriale.
Il rapporto suggella anche la buona performance dell’export che totalizza, in base alle stime più recenti, un valore di 11,6 miliardi di euro, pari al 19% del fatturato estero del made in Italy agroalimentare. La filiera food sviluppa oltre confine un giro d’affari di quasi 5 miliardi di euro, cresciuto in un decennio di circa il 70%, mentre il comparto vino genera all’estero incassi per poco meno di 7 miliardi, in crescita dell’80% in due lustri, con le Dop e Igp del settore che rappresentano quasi il 90% dell’intero valore delle esportazioni delle cantine tricolore.
Complessivamente, il comparto cibo sfiora i 9 miliardi di euro di valore “ex fabrica”, mentre quello del beverage, riconducibile per la quasi totalità al vitivinicolo, supera quota 11 miliardi.
Lo spaccato territoriale dei dati economici attribuisce alle quattro regioni del Nord-Est oltre la metà (il 55%) del valore generato dal sistema dalle Dop e Igp, con Veneto e Emilia-Romagna che mantengono le posizioni di testa nella classifica regionale. Seguono per incidenza il Nord-Ovest, grazie soprattutto al contributo di Lombardia (terza nel ranking regionale) e Piemonte, mentre nel Centro Italia prevale la Toscana, che stacca di netto le altre regioni, occupando la quinta posizione. Sud e Isole annoverano nella top-ten tre regioni, rappresentate nell’ordine da Campania (ottava), Puglia e Sardegna, contro le sei del Nord e una solo del centro Italia.
La filiera cibo registra una prevalenza schiacciante delle Indicazioni geografiche appartenenti ai comparti formaggi e salumi, rispettivamente con 5,2 e 2,3 miliardi di euro di fatturato alla produzione (l’85% del totale food), con tre Dop sul podio rappresentate nell’ordine da Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma. Tra i vini primeggiano le Dop e Igp venete, con i Prosecchi in testa alla classifica, seguite da quelle piemontesi e toscane.
Nel circuito retail le vendite di prodotti Ig a peso fisso e variabile, in base ai dati più recenti rilevati presso la grande distribuzione organizzata, hanno oltrepassato i 5,4 miliardi euro, con 3,6 miliardi riconducibili al segmento food e 1,8 miliardi al reparto wine.
Nonostante i dati positivi, non mancano alcuni elementi di preoccupazione. I rischi climatici e di mercato offuscano, purtroppo, le prospettive del settore. Ma ad allarmare gli operatori sono anche i cambiamenti negli stili di consumo - soprattutto di alcolici - e una possibile ripresa delle tensioni inflazionistiche, in un contesto di incertezza alimentato dal peggioramento dei rapporti commerciali che potrebbero costituire un fattore di freno per l’export italiano.
Un assegno di 25 milioni per contrastare il mercato dei falsi.
Un assegno da 25 milioni di euro per la promozione delle filiere Dop e Igp. A tanto ammonta lo stanziamento previsto dal decreto Masaf del 5 settembre 2023 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 novembre scorso) concernente interventi per la filiera agroalimentare. Il provvedimento stabilisce le modalità e i criteri di distribuzione del Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura, con un’iniziativa finalizzata a valorizzare le potenzialità delle Indicazioni geografiche, riconosciute globalmente come simbolo di eccellenza.
Beneficiari dell'intervento (i termini per la presentazione delle domande di contributo, già prorogati, scadranno il 24 giugno prossimo) sono i consorzi di tutela delle Dop e Igp del settore agroalimentare, anche organizzati in associazioni temporanee. Tra le attività finanziabili rientrano campagne di informazione, azioni in materia di relazioni pubbliche, promozione e pubblicità, partecipazione a fiere ed esposizioni di rilevanza nazionale e internazionale. Sono anche previsti finanziamenti per attività di divulgazione, informazione e formazione rivolta ad operatori del settore della distribuzione e del canale Horeca e contributi a parziale copertura dei costi di sviluppo per la modifica dei disciplinari di produzione, purché abbiano finalità di miglioramento della sostenibilità.
«Per la prima volta - è stato il commento di Cesare Mazzetti, presidente della Fondazione Qualivita - i consorzi di tutela vengono dotati di un supporto economico di notevole entità, da impiegare nella creazione di nuovi mercati per le imprese». Un intervento che si inquadra anche nell’ambito più ampio delle azioni di contrasto al mercato del falso, che sottrae ogni anno oltre 120 miliardi di euro all'economia del settore.
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