Rapporto sulla filiera ortofrutticola
1 luglio 2024
a cura di Il Sole 24ORE Radiocor
Crisi climatica e costi di produzione pesano sui conti dell’ortofrutta
Lo scorso anno la produzione di frutta fresca nella Ue ha perso il 2%, la Spagna mantiene il primato seguita dall’Italia.
L'emergenza geopolitica e il peggioramento delle relazioni commerciali hanno messo sotto pressione il settore ortofrutticolo europeo. La crisi del Mar Rosso, con il blocco del canale di Suez, ha depotenziato l’export lungo le rotte asiatiche, alzando i costi di trasporto e rendendo meno competitive le merci Ue. Ma tra i fattori di ostacolo maggiormente sentiti dalle imprese ci sono anche i costi di produzione, che stanno assorbendo buona parte della marginalità delle aziende, e la dinamica asfittica dei consumi, a cui si aggiungono i rischi, ora più evidenti, di derive protezionistiche, oltre all’impatto delle norme Ue più stringenti in materia di imballaggi e presidi fitosanitari.
La produzione di frutta e ortaggi in Europa ha nuovamente subito, l’anno scorso, le ricadute del clima, con la siccità che ha rappresentato un problema, soprattutto in Spagna, tanto quanto le persistenti precipitazioni e le piogge alluvionali, accompagnate da esondazioni.
I numeri sono eloquenti: la produzione di frutta fresca nei Ventisette è scesa a 41,3 milioni di tonnellate, cedendo altri 2 punti percentuali sul dato già deludente del 2022. Per gli ortaggi, patate escluse, si è avuto invece un minirimbalzo a 47,2 milioni di tonnellate (+2%), ma si tratta ancora di un risultato ben al di sotto del potenziale dell’Ue. Quest’anno, basandosi sulle prime evidenze, sta andando relativamente meglio, ma non per tutti i Paesi e soprattutto non per tutte le produzioni, specialmente del comparto frutticolo.
Nel ranking dei produttori europei la Spagna resta leader, con quasi 22 milioni di tonnellate tra frutta fresca e ortaggi. Il secondo miglior piazzamento va all’Italia, mentre il terzo posto lo detengono la Polonia, per la frutta fresca, e la Francia per la produzione di ortaggi.
In Italia calano produzione e consumi ma risalgono i prezzi all’origine.
Gelate tardive, ondate di calore e l’alluvione in Emilia-Romagna hanno minato la campagna 2023, chiusa con un taglio della raccolta di frutta che sfiora il 10%. In recupero ortaggi (+2,8%) e agrumi (+1,4%), mentre peggiora la bilancia commerciale con la frenata dell’export e l’aumento delle importazioni di frutta tropicale.
Le condizioni climatiche ancora negative nel 2023 hanno lasciato una pesante ipoteca sul settore ortofrutticolo nazionale. Le temperature primaverili al di sotto della media stagionale, con casi di gelate tardive nel Nord Italia, e le prolungate e ripetute ondate di calore estremo durante l’estate, in assenza, o quasi, di precipitazioni, si sono aggiunte ai gravi eventi alluvionali che hanno colpito in primavera l’Emilia-Romagna, e in misura minore Marche e Toscana. Gli esiti sono stati significativi specialmente per i raccolti di frutta, con perdite di resa e scadimenti qualitativi in particolare per le produzioni di mele, pere e kiwi, fenomeni che hanno interessato anche alcune drupacee estive (soprattutto pesche e nettarine).
In base ai dati preliminari l’Italia avrebbe prodotto 10,4 milioni di tonnellate di frutta fresca e poco meno di 7 milioni di tonnellate di ortaggi, patate escluse. Risultati che hanno mostrato andamenti divergenti su base annua, confermati da un calo del 9,8% per la frutta e da un aumento del 2,8% per gli ortaggi, i cui raccolti, nonostante il recupero, sono rimasti al di sotto della media pluriennale. I dati forniti dall’Istat certificano nel 2023 una flessione produttiva del 6,8% per le patate, dovuta ai frequenti attacchi parassitari, mentre il bilancio è stato complessivamente positivo per l’insieme degli agrumi (+1,4%), in un’annata però fortemente condizionata, sui mercati europei, dal deficit produttivo spagnolo, soprattutto di arance.
L’offerta, di riflesso a una generale flessione della produzione ortofrutticola europea, non è stata pressante e i prezzi, anche quelli alla produzione, hanno potuto beneficiare di aumenti, in alcuni casi anche significativi, ma in un contesto di persistenti tensioni sul versante dei costi di produzione, inaspriti tra l’altro dalle difficoltà nel reperimento della manodopera.
L’esito di queste dinamiche è stato complessivamente sfavorevole per i consumi, schiacciati l’anno scorso dal caro-vita, con l’inflazione che ha fortemente limitato il potere di acquisto delle famiglie italiane. I dati elaborati dal Cso Italy restituiscono per l’intero aggregato ortofrutticolo una contrazione del 6% dei volumi nel bilancio degli ultimi dodici mesi. La dinamica dei corrispettivi monetari, sostenuta dai rialzi dei prezzi, è stata invece positiva, con la spesa per gli acquisti di frutta fresca aumentata del 5,9% - in base ai dati Ismea-NielsenIQ - e quella di ortaggi di quasi l’8 per cento. Anche la frutta in guscio ha chiuso con un 5% di crescita annua, mentre sul fronte dei prezzi i maggiori rincari si sono avuti, l’anno scorso, per le patate (+25,1%) e gli agrumi (+10%).
Nel 2011, secondo l’Istat, la percentuale di italiani che consumavano quotidianamente frutta, verdura e ortaggi aveva raggiunto il suo massimo storico (85,1%). Da allora è iniziata una lenta e progressiva discesa, che ha spinto al 78,5% il dato del 2023, il più basso degli ultimi 15 anni.
L’effetto prezzo ha influenzato, positivamente, anche le esportazioni. Sulla scorta dei forti rincari, il 2023 ha lasciato agli annali un record di incassi oltre confine per frutta e ortaggi italiani, a 5,8 miliardi di euro, in aumento del 9% su base annua. I volumi hanno, invece, accusato una contrazione dello 0,9%, scendendo complessivamente sotto i 3,5 milioni di tonnellate. Il bilancio è stato particolarmente pesante per le esportazioni di frutta, anche in considerazione di una generale carenza di prodotti.
Resta inoltre l’evidenza di una bilancia commerciale deteriorata, con un surplus di appena 500 milioni di euro, in calo su base annua del 30%. Un risultato determinato da una crescita ancora sostenuta delle importazioni, aumentate l’anno scorso di quasi il 16% in valuta (a 5,2 miliardi di euro) e del 13,6% a volume, con gli arrivi dall’estero (in prevalenza ortaggi e frutta tropicale) che hanno sfiorato per la prima volta la soglia dei 4 milioni di tonnellate.
Sui requisiti fitosanitari serve un approccio coordinato a livello Ue.
Senza regole comuni sui requisiti fitosanitari, ambientali e sociali, in particolare sulla tutela del lavoro, gli accordi commerciali dell’Ue con i Paesi terzi rischiano di generare un effetto boomerang, determinando uno svantaggio competitivo che sarebbe esclusivamente a scapito dei Ventisette. È il tema della reciprocità delle regole, sul quale si gioca il futuro del settore ortofrutticolo europeo, soggetto alle crescenti pressioni concorrenziali dei produttori extra-Ue.
Il principio cardine da cui partire per costruire un commercio equo tra stati è che le norme non generino asimmetrie sul piano competitivo. Ma più che i concetti a parlare sono i numeri. L’Eurostat, il servizio statistico della Commissione europea, ha reso noto che, in ambito Ue, le importazioni di patate egiziane, solo per portare un esempio, si sono attestate lo scorso anno a 413mila tonnellate, quasi il doppio rispetto al dato 2022.
Quelle di arance, sempre dall’Egitto, sono più che raddoppiate rispetto alla media storica. In Francia le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli hanno recentemente protestato per l’aumento delle importazioni di pomodori dal Marocco che a livello europea sono nel frattempo aumentate del 42% nell’ultimo decennio. C’è anche un tema interno alla Ue sulla reciprocità che riguarda specificamente le questioni fitosanitarie. Le autorizzazioni in materia vengono infatti gestite a livello nazionale, senza una regia unica di Bruxelles, comportando di fatto disparità tra Paesi membri, superabili con approccio armonizzato.
Agrumi, il crollo della produzione spagnola favorisce le esportazioni Made in Italy:
+14% nel primo trimestre 2024 ma è allarme per l’import dal Nord Africa.
Gli arrivi dall’estero sono aumentati complessivamente dell’11,1% in quantità e del 12,7% in valore rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Molto più timida, invece, la performance dell'esportazione, con una variazione minima delle spedizioni reali (+1,6%) e una crescita del 2,5% dei corrispettivi monetari.
Bilancio positivo nel primo trimestre 2024 per l’export ortofrutticolo nazionale. Lo rileva Fruitimprese sulla base dei dati Istat, ma con toni poco trionfalistici, giustificati dall’evidenza di un ulteriore peggioramento dei conti con l’estero del settore, riconducibile a una dinamica delle importazioni decisamente più sostenuta.
Nel commentare i risultati di questa prima frazione d’anno, l’associazione, che riunisce le organizzazioni dei produttori e il grosso degli operatori del trade del settore, ha evidenziato la crescita double digit delle importazioni, aumentate dell’11,1% in quantità e del 12,7% in valore rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. È apparsa, invece, molto timida la performance relativa alle esportazioni, con una variazione minima delle spedizioni reali (+1,6%) e un 2,5% di crescita dei corrispettivi monetari.
Solo gli agrumi hanno potuto rubricare un buon risultato, peraltro nella fase di massima concentrazione delle vendite, con il 14,5% in più di volumi, anno su anno, e l'8,5% di maggiori introiti. Soffre invece l’intero comparto della frutta fresca, fiore all’occhiello del made in Italy. Seppure con un trend positivo in valore (+3,5% sul primo trimestre del 2023), l’aggregato ha perso l'11,9% a volume, per la crisi delle pere e per le problematiche produttive dei kiwi. Inoltre, i progressi delle esportazioni di tuberi, ortaggi e legumi (+9,9% in termini fisici), sono stati neutralizzati da un effetto prezzo negativo che ha ridotto l’incasso dello 0,2 per cento.
Quanto all’import, a spingere alle frontiere è stata soprattutto la frutta, mentre il calo della produzione spagnola ha ridotto del 20% gli arrivi di agrumi. Un campanello di allarme riguarda infine l'Egitto, dove la crisi valutaria e le limitazioni imposte sui pagamenti in valuta straniera hanno causato un tracollo delle vendite. «Si parla spesso di reciprocità, ma mai come in questo caso ce ne sarebbe bisogno», ha dichiarato il presidente di Fruitimprese Marco Salvi, nel rilevare l’impressionante ascesa delle importazioni di frutta e ortaggi dal Paese nordafricano (+62%), a fronte di un’analoga riduzione sul versante delle esportazioni.
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