ripartenza Moda

Nel corso del 2020, l’emergenza sanitaria ed i conseguenti interventi di restrizione alla mobilità hanno avuto un impatto significativo sull’andamento delle vendite di molti comparti merceologici. Gli effetti della pandemia non hanno risparmiato il settore tessile e moda, che figura tra i comparti manifatturieri più penalizzati. Nel quadro generale di una domanda mondiale in ripresa, è sicuramente degno di nota il posizionamento del settore fashion italiano, le cui vendite all’estero si stima possano raggiungere il massimo storico prossimo ai 32 miliardi di euro nel primo semestre dell’anno. Con riferimento ai singoli segmenti, i dati evidenziano una performance particolarmente positiva da parte di gioielleria ed orologi, nonché calzature ed abbigliamento; al contrario, faticano ancora il settore borse, valigie e portafogli, così come quello di profumi e cosmetici.

Come emerso chiaramente nel corso dell’ultimo anno, le misure di contenimento del contagio da SARS-CoV2 hanno esercitato una pesante influenza sulla performance di molteplici settori economici su scala mondiale. La chiusura repentina delle fabbriche, il blocco dei viaggi turistici ed il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori, insieme alle pesanti problematiche vissute dagli operatori delle catene di approvvigionamento, hanno portato a generali cadute del fatturato nel corso del 2020.
Tra le imprese sicuramente penalizzate troviamo quelle del settore moda. I dati ExportPlanning sui flussi di commercio estero indicano una flessione della domanda mondiale del comparto prossima al 17% in euro nel 2020. Il 2021 si apre tuttavia all’insegna della ripresa: nel primo semestre dell’anno gli scambi mondiali hanno raggiunto quota 379 miliardi di euro, risultato inferiore del 3% rispetto a quanto registrato 2019, ma in recupero del 28% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’avvio di una parziale fase di ripresa lascia quindi ben sperare in un ulteriore consolidamento di tale dinamica durante la seconda metà dell’anno, di pari passo con una progressiva normalizzazione post-pandemica.

 

Focus Italia, protagonista del sistema moda

Nell’analisi degli scambi commerciali del sistema moda-persona, un ruolo di primo piano è sicuramente quello rivestito dall’Italia, che nel corso degli anni ha saputo conquistare una posizione di rilievo nel panorama internazionale. Le cifre del comparto per il Belpaese risultano particolarmente significative: facendo riferimento al 2019, l’export italiano ha toccato i 60 miliardi di euro, rappresentando circa il 12% del totale dei beni made in Italy esportati all’estero.

Benchè fortemente colpite dai lockdown imposti dai governi a seguito del diffondersi della pandemia, le esportazioni di moda italiana hanno recentemente imboccato un rapido sentiero di recupero verso i livelli pre-Covid. Se nei mesi primaverili del 2020 la domanda di prodotti italiani è diminuita in modo più accentuato rispetto agli altri esportatori (-47% su base tendenziale, a fronte di un -38% per gli altri paesi del mondo), il fashion made in Italy ha mostrato una chiara capacità di ripresa nella prima metà del 2021.
Nello specifico del primo trimestre la performance dell’Italia si è mantenuta in linea con quella mondiale, mostrando un modesto recupero attorno all’ordine di grandezza del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; è nei tre mesi successivi che le esportazioni nazionali hanno fatto registrare un vero e proprio boom, aumentando ad un ritmo di crescita doppio rispetto a quello dei paesi competitori, come si nota dal grafico di seguito (Fig. 1). Tale risultato ha permesso al settore di recuperare nettamente sui livelli pre-Covid: rispetto al secondo trimestre 2019, le esportazioni italiane del comparto fashion segnano infatti un incoraggiante +12% nel Q2-2021.

Dietro ad un rimbalzo di tale portata registrato dalle esportazioni italiane del comparto, diversi elementi hanno giocato un ruolo chiave: troviamo fra questi la ripresa della domanda e della propensione all’acquisto, in un contesto di progressiva normalizzazione e ampliamento delle campagne di vaccinazione, unite alla conferma da parte dei consumatori della qualità dell’abbigliamento italiano.

 

Con riferimento ai singoli segmenti merceologici, l’incremento dell’export italiano riguarda in primis gli accessori (+10.6% nella prima metà del 2021, rispetto ai primi sei mesi del 2019) e il comparto di gioielleria ed orologi (+10%). In territorio positivo anche le lenti e gli occhiali (+5.6%), le calzature (2.7%) e l’abbigliamento (2.6%). Dopo aver registrato una flessione tendenziale del 42% nel I semestre 2020, emergendo come uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi pandemica, i dati sull’export italiano del sistema moda mostrano quindi come le progressive riaperture abbiano giovato al commercio di questa merceologia. Restano invece ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici le esportazioni di borse, valigie e portafogli (-1.6%), e quelle di profumi e cosmetici (-1.4%).
Se la domanda di prodotti italiani ha presentato segnali di ripresa significativi, la dinamica che interessa la media degli altri paesi è ancora caratterizzata da una discreta debolezza, come è possibile osservare dal grafico di seguito (Fig. 2).

 

Principali mercati target: rimbalzi e cadute

La realizzazione effettiva del potenziale del fashion italiano passa attraverso la penetrazione commerciale nei mercati dove gli attuali margini di crescita sono maggiori.
La Polonia costituisce un mercato particolarmente dinamico: a fare da volano sono soprattutto le esportazioni di calzature, che passano dai 66 milioni di euro nel primo semestre 2019 ai 151 milioni nella prima metà del 2021. In Asia, è la Cina a registrare una fortissima espansione dell’import di prodotti italiani durante i primi sei mesi dell’anno (+37.2% rispetto al 2019), seguita dalla Corea del Sud (+26.2%), risultati che contrastano con la caduta registrata da Giappone (-12.6%) e Hong Kong (-21%). La chiusura delle frontiere tra Cina e Hong Kong a causa della pandemia potrebbe tuttavia aver portato alla registrazione di prodotti importati in Cina che in precedenza passavano dalla dogana della città-stato confinante. Tornano sui livelli pre-pandemici anche le vendite verso la Turchia (+4.8%) e gli Emirati Arabi Uniti (+6.6%). Al contrario, le imprese italiane che esportano nel Regno Unito hanno sperimentato una drastica riduzione degli ordini nel primo semestre 2021: l’export è infatti crollato del 21.6% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Nonostante il chiaro miglioramento rispetto alla performance del 2020, l’analisi del recente andamento della domanda mondiale del sistema moda mostra come il comparto non sia ancora riuscito a colmare pienamente il gap con i livelli pre-pandemici: nel primo semestre del 2021 gli scambi risultano infatti debolmente inferiori rispetto al corrispondente periodo nel 2019. In uno scenario ancora incerto, l’Italia si dimostra in controtendenza: nella prima metà dell’anno, il valore complessivo dell’export di prodotti fashion ha raggiunto i 30 miliardi di euro (+3% rispetto allo stesso periodo del 2019), guadagnando quote di mercato in Cina, che sale al quinto posto nella classifica dei principali partner del Belpaese. I dati relativi ai prossimi mesi consentiranno di verificare se il settore sarà stato in grado di imboccare a pieno regime la fase di ripresa post-pandemica.