SAN GIROLAMO- Annibale Carracci
tela; cm 86x70

 

 

Il Santo eremita e' raffigurato mentre si percuote il petto in atto di contrizione. Il manto rosso e il cappello cardinalizio appeso ad un ramo sono stati abbandonati per dedicarsi ad una vita di penitenza nel deserto.

Questo tema ebbe una grande fortuna in epoca di Controriforma per il richiamo all'importanza della penitenza nella vita del buon cristiano. Cio' che interessa in questo caso al pittore, al di la' del contenuto morale, e' la resa realistica dell'episodio, ambientato in un paesaggio che nella sua fitta vegetazione di castagni ricorda assai piu' la montagna bolognese che non il deserto di Betlemme.

Nel dipinto compare in basso a sinistra la data mutila '158 (?)': l'ultima cifra, mal leggibile, e' stata letta alternativamente 1583 o 1585. Per motivi di ordine stilistico, la lettura 1585 sembra oggi quella preferibile. Anche l'attribuzione e' stata in passato oggetto di discussione e ha chiamato in causa i nomi di Annibale e di Ludovico Carracci.

E' evidente, infatti, che il dipinto rispecchia in modo assai stretto la fase stilistica toccata dai Carracci nel fregio con Storie di Giasone in Palazzo Fava a Bologna, datato 1584. Il nostro dipinto appare assai prossimo alle parti del fregio riferibili ad Annibale Carracci.

Altri confronti sono ancora possibili con le opere eseguite in proprio dal giovane Annibale: la Crocifissione di San Nicolo' (1583) e il Battesimo_di_Cristo in San Gregorio a Bologna (1583-1585). Ma il dilemma Annibale Ludovico si sarebbe riproposto all'infinito se non fosse emersa una prova inconfutabile: un disegno preparatorio per la figura di San Girolamo (Londra, Collezione Ganz).

Non solo esso appare stilisticamente riconducibile ai disegni sicuri del giovane Annibale, ma, per di piu', nel retro dello stesso foglio sono tracciati alcuni studi per le mani degli angeli del Battesimo di Cristo conservato in San Gregorio.